Archivi categoria: Meditazione

I rischi di un tempo sospeso … cosa fare pensando a Rumi. (2)

Ora vorrei affrontare il tema “come convivere con le emozioni disturbanti”, cosa fare della paura, dell’ansia e forse della rabbia che ci invade in questi giorni. Come abbiamo detto, è essenziale riconoscere le emozioni anche se sono disturbanti. Può sembrare sbagliato “mettere le mani” nella paura che  ci attanaglia, nella percezione della nostra solitudine, nell’angoscia del futuro perché ci sembra che questa operazione ci renda ancor più fragili. Viceversa, proprio negare o impedire che emozioni e i pensieri ad esse collegati vengano alla coscienza, è quello che le rende più forti. Tanto più le cacciamo e più rientreranno dalla finestra. Accettare è essenzialmente far entrare ma come dice il saggio sufi “È inevitabile che che paura, rabbia, ansia, solitudine arrivino alla coscienza ma non c’è bisogno di invitarli a prendere un the”. Lasciamo entrare, lasciamo essere e nello stesso tempo lasciamo andare. Come dice un maestro di meditazione i pensieri e le emozioni sono tigri di carta che acquistano forza e potere proprio quando le combattiamo o le neghiamo. C’è una metafora che mi sembra calzante. Prendiamo un foglio di carta e scriviamoci qualcosa e poi lo appallottoliamo. Proviamo a vedere cosa c’è scritto: è impossibile. Per leggere quanto è stato scritto dobbiamo “spiegare” il foglio, in sostanza togliere le pieghe per poter leggere quanto vi è scritto. Vedere e riconoscere le emozioni e i pensieri che proviamo e arrivano alla nostra coscienza equivale a quella che in psicologia si chiama defusione. Defusione dai pensieri e dalle emozioni che non è negarli ma vederli per quello che sono, semplici prodotti dalla nostra mente. Defusione non è negare i pensieri ma impedire che essi controllino te. Osservare le emozioni è vedere dove riverberano nel corpo, a che pensieri sono legate, osservare quanto queste siano reali e quanto, viceversa, siano legate a valutazioni e inferenze irrealistiche: tutto questo corrisponde allo spiegare della metafora. Operazione, evidentemente impossibile se le combattiamo dicendoci” non mi piacciono, non le voglio”. Aprirsi ai pensieri ed emozioni disturbanti vuol dire accettare, da un certo punto di vista, la normalità. È normale  che ci sia in questi tempi la paura o la rabbia, è normale osservare dentro di noi l’ansia per il futuro e per i cambiamenti a cui certamente andremo incontro, tanto più se essi sono avvolti da una nuvola di incertezza. Allora, può essere utile portare l’attenzione, più che sul futuro, sui nostri valori e ai nostri obbiettivi. Parlare di valori può sembrare un’operazione … antiquata che sa di naftalina, ma è invece la verifica di quello che perseguiamo nel nostro vivere, e nel nostro essere umani. Non esistono valori giusti e valori sbagliati: ognuno ha quelli che ritiene importanti per sé. Facciamo allora una verifica di cosa possiamo fare, qui e ora, in relazione ai nostri valori.  Se tra i miei valori ci sono le relazioni amicali, allora non aspettiamo a fare quella telefonata che da tempo vogliamo fare, scrivere una mail di chiarimento, etc. Nello stesso tempo, possiamo verificarli per vedere non solo cosa fare, ma anche e soprattutto se sono ancora validi e se c’è qualcosa da cambiare. Questo esame di realtà ci impedirà di accollarci inutilmente il peso di quanto è al di fuori della nostra portata centrandoci su di noi e di quello che noi possiamo fare. Questo ci darà un senso di autorealizzazione proprio perché seguiamo quello che per noi è importante. Può essere utile, inoltre, depersonalizzare le nostre emozioni: dire “c’è paura o rabbia dentro di me” ha un impatto diverso da dire “ho paura o rabbia”. Non vuol dire giocare con le parole, ma prendere una differente prospettiva, un diverso angolo visuale che può cambiare la percezione dell’emozione stessa; permettendoci più facilmente lo spiegare. Oltre all’uso di parole diverse, un altro gancio può essere rappresentato dal ritorno al corpo, alle sue sensazioni, ai cambiamenti che percepiamo in esso. Agganciarci alle sensazioni corporee, ai suoni che percepiamo, al respiro: tutti mezzi che ci possono ancorare al presente in quanto per il corpo è impossibile viaggiare nel futuro. Non a caso, infatti, tutte le tradizioni spirituali in modo diverso, ma analogo, hanno proposto delle meditazioni proprio sul corpo. Acquisire una diversa prospettiva e restare nel presente ci permette di connetterci a quanto stiamo facendo nel qui e ora. Che si stia cucinando o mangiando, restiamo centrati su quest’azione facendolo con tutta l’intensità e profondità possibile; usiamo tutti i sensi (olfatto, gusto, udito, tatto, vista). In un  post  pubblicato su Huffington ho scritto come mangiare in modo mindful un piatto di spaghetti. Connettiamoci: qualunque cosa facciamo cerchiamo di far sì che  si svolga nel modo più pieno e profondo possibile. Un altro punto di aggancio è quello di pensare a quelle che sono le nostre reti di protezione i nostri “parafulmini”, dove cerchiamo supporto nei momenti di difficoltà. Per qualcuno saranno gli amici, per qualcun altro la religione, Dio o, più in generale, l’Assoluto; per altri le relazioni affettive e la famiglia, per altri ancora il rapporto con il proprio medico. Forse quelle elencate sono presenti tutte insieme in qualcuno. Coltiviamo le nostre reti di protezione che sono come la rete del trapezista: forse in questo momento non ne abbiamo bisogno ma è bello osservarle e sapere che qualcuno le ha montate e che in caso di bisogno, se cadiamo non ci sfracelleremo.

La parola forse più usata in questi giorni, gli anglofoni la definirebbe  trend topic, è crisi: crisi delle borse, economica, sociale, della rappresentanza politica etc. Crisi viene dal greco e vuol dire valutare, separare, discernere. Allora forse questa è una crisi in cui, dopo aver “masticato” le nostre emozioni e lasciandole sullo sfondo, possiamo rivedere le nostre scelte: solo in questo modo le sofferenze e le ansie acquisteranno senso. Un’altra parola è quella di catastrofe, ma questa parola, come crisi, non ha un senso obbligatoriamente negativo. Catastrofe, sempre dal greco, significa mettere sotto sopra come un budino che rovesciamo in un piatto. Rovesciandolo possiamo vederlo meglio.

La paura è senza motivo. Essa è (solo) immaginazione, e vi blocca come un paletto di legno può bloccare una porta. Bruciate quel paletto. (al Din Rumi, mistico sufi XIII° sec)

 

Oh Gesù, Gesù: anche la Ferragni fa Mindfulness…. La McMindfulness.

Volevo scrivere un post su quanto mi è accaduto alcuni giorni fa. Mi è capitato tra le mani un volantino scritto in italiano “bizzarro”. In questo si propagandavano corsi di Mindfulness antistress, antinvecchiamento, antidolore e qualche altro “anti” proposti da persone senza alcuna formazione e, udite udite, della durata di un, dicesi un, pomeriggio con un costo di 200 €. Ora capisco la disoccupazione e la necessità di essere creativi, ma utilizzare la Mindfulness senza alcuna preparazione vuol dire rischiare di trovarsi di fronte a pazienti fortemente depressi o con altri disturbi psichiatrici con esiti potenzialmente drammatici. Mentre ragionavo su questo post mi è rimbalzata la notizia di Repubblica che Chiara Ferragni ha preso la sua prima lezione di Mindfulness.

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Master di Neuroscienze e Meditazione: La Mindfulness il compostaggio e il botulino (3)

Tema dello scorso weekend è stata la Mindfulness (M) caposaldo del percorso MBSR. Non è facile sintetizzare in poche righe quanto proposto da Franco Cucchio, istruttore di Mindfulness di Motus Mundi di Padova. Non è facile perché i temi trattati e gli intrecci con la psicologia, le neuroscienze, ed i comportamenti umani sono stati tanti. Cercherò, dunque, di presentare gli aspetti che mi sono sembrati più intriganti ed illustrativi della Mindfulness, tralasciando quanto già presentato nel mio sito www.mindfulness-roma.it.

Dato che la nostra mente “deve” categorizzare, definire e circoscrivere partiamo da quello che la M. non è,  per sgombrare subito il tavolo da alcune idee e percezioni false. Continua la lettura di Master di Neuroscienze e Meditazione: La Mindfulness il compostaggio e il botulino (3)

Master di Neuroscienze e Meditazione: suggestioni, novità e approfondimenti. (2)

Il tema di questa settimana era, sintetizzando, la coscienza: dalla psicologia buddhista alle neuroscienze. Tema, indubbiamente, molto interessante dato che il tema della coscienza ha affascinato l’uomo da millenni: dai filosofi ai neurologi, agli studiosi di neuroscienze.

Tutti noi abbiamo una idea di cosa sia la coscienza, ma al momento di oggettivarla abbiamo difficoltà a definirne gli ambiti e cosa sia realmente. Ed è proprio la coscienza a cui il prof Raffone, neuroscienziato della Facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, ha dedicato la trascorsa sessione di 3 giorni del Master dell’Università di Udine Continua la lettura di Master di Neuroscienze e Meditazione: suggestioni, novità e approfondimenti. (2)

La Mindfulness è un navigatore intelligente?

“Meglio sapere dove andare e non sapere come arrivarci, piuttosto che sapere come e non sapere dove andare.” (Proverbio, credo, messicano)

Immaginate di essere appena arrivati in una città sconosciuta e di avere un appuntamento in una strada che ovviamente non avete la più piccola idea dove possa essere. Cosa fareste? Continua la lettura di La Mindfulness è un navigatore intelligente?