ULTERIORI EVIDENZE: LA MINDFULNESS MODIFICA IL CERVELLO

Il Washington Post, nell’edizione on line di ieri, riportava le ricerche compiute da Sara Lazar, docente presso i prestigiosi Harvard University Medical School e ed il Massachusetts General Hospital, sul cervello dei soggetti che praticano la Mindfulness (M).

Le sue ricerche sono iniziate osservando le modificazioni cerebrali indotte nei meditanti “di lungo corso”. In questi soggetti la scienziata ha evidenziato un aumento dello spessore di diverse aree della corteccia cerebrale in particolare di quelle deputate alle sensazioni corporee, e all’udito. Questo, dice Lazar, ha un senso se si pensa che la M si basa sul prestare attenzione al respiro, ai suoni, e alle sensazioni corporee. Il dato interessante è che, contrariamente a quanto avviene normalmente, il cervello di cinquantenni presentava lo stesso spessore della corteccia di un venticinquenne. Ovviamente la domanda che si è posta la ricercatrice è stata “E’ possibile che la corteccia del cervello di queste persone fosse già in partenza più spesso?” La Lazar ha condotto allora uno studio teso a evidenziare le differenze di un gruppo che aveva meditato rispetto ad un gruppo di controllo che non lo aveva fatto. I controlli sono stati fatti prima e dopo le classiche 8 settimane del corso MBSR. Nelle persone “meditanti” modificazioni sono state registrate nell’area responsabile dell’attività tipica della mente quando non è attivata per condurre a termine un compito quale che esso sia: dal guidare a guardare la televisione, dal leggere una mail a cucinare, etc. Quella che gli orientali chiamano “mente scimmia”. E’ stato poi evidenziato aumento di volume in 3 aree cerebrali:
Ippocampo sinistro, importante nell’apprendimento, nelle attività cognitive nella memoria e nella regolazione emotiva
Giunzione temporoparietale coinvolta nell’empatia, nella capacità di immedesimazione e nella compassione
Area del ponte sede importante della produzione di neurotrasmettitori.
Confermata, inoltre, la riduzione del volume dell’Amigdala, organo coinvolto nello stress, come già descritto in precedenza da altri autori.
Quello che è significativo che queste differenze siano state evidenziate dopo solo 8 settimane.

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