Non fare oggi quello che puoi fare domani, scorciatoie cognitive e … Fred Buongusto

Non fare oggi quello che puoi fare domani. Eh sì, perché questi non sono i giorni migliori per prendere delle decisioni, soprattutto se da queste possono derivare effetti a lungo termine. Già in precedenza avevo espresso alcune non proprio ottimistiche previsioni sul futuro legate al Covid 19. Oggi vorrei affrontare un tema che mi sembra importante: la difficoltà, e a volte i rischi, di prendere decisioni in piena pandemia.
È inutile far riferimento a illustri psicologi, la realtà è che noi siamo i primi a conoscere molto bene quello che stiamo vivendo: la minaccia percepita sulla salute e sul nostro livello di vita, l’incertezza del domani e soprattutto la avvertita mancanza di controllo sulle nostre vite che sembrano in balìa degli eventi. Continua la lettura di Non fare oggi quello che puoi fare domani, scorciatoie cognitive e … Fred Buongusto

I sogni in tempo di Covid: sogni di più? A tinte forti? Hai incubi?.. Tranquillo!! Sei in buona compagnia.

Non se ne parla per niente, non se ne parla  negli articoli che parlano degli effetti del Covid sulla nostra psiche, non se ne parla nei talk della sera; quello che è certo, però, è che i sogni sono diventati un argomento di tendenza come dimostrato nelle scorse settimane da Google trend, che analizza gli argomenti più di voga del momento; in cui la parola “sogni” e termini correlati come incubi è stata in vetta alla classifica dei termini più cercati . Come è certo che i miei, (solo i miei?) pazienti riferiscono in seduta di sogni più frequenti, più vividi, più strani e a volte con le caratteristiche degli incubi. D’altra parte sembra che realtà e sogni si siano scambiati la scenografia, una si ammanta di simboli onirici: strade vuote, gente con strani maschere, il silenzio che accompagna una vita che cammina al rallentatore; e l’altra è fatta di assembramenti, momenti conviviali, incontri e viaggi, tanti viaggi. Come ha detto qualcuno, stiamo vivendo un incredibile esperimento di massa in cui milioni di persone di diversa età, diversa condizione socio-economica e diversa cultura si trovano intrappolati in una condizione di isolamento più o meno stretto ma certamente diffuso. E i sogni fanno parte a pieno titolo di questa realtà. Come si sogna al tempo del Covid 19? Prima di cercare di dare una risposta a questa diffusa tendenza è bene farsi la domanda perché sogniamo, domanda che ha affascinato da sempre filosofi, religiosi, e scienziati sebbene il tema è difficile da afferrare.
Vediamo le diverse ipotesi fatte: Continua la lettura di I sogni in tempo di Covid: sogni di più? A tinte forti? Hai incubi?.. Tranquillo!! Sei in buona compagnia.

“Facciamo che Conte era il medico e l’Italia un paziente grave” … bocciato!.

Non sono un economista, non sono un virologo, non sono un epidemiologo. Vero. Dunque non entrerò nel merito delle misure annunciate, sui rischi delle varie ipotesi di riapertura, etc. Tuttavia, ho un’esperienza di oltre 40 anni di vita ospedaliera e da anni faccio corsi  per aiutare i medici a comunicare con i pazienti: come impostare la relazione terapeutica ed evitare comportamenti che ne minino alla base la fiducia, come usare le parole per dimostrare interessamento e preoccupazione, come essere onesti con se stessi e con il paziente, come dare cattive notizie “abitando lo spazio” molto piccolo che sta tra l’empatia e la verità con la capacità di contemperarle  entrambe.

Come si diceva da bambini, facciamo che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte era il medico chiamato al capezzale di un paziente grave, l’Italia, e prendiamo l’ultima conferenza stampa del Nostro che doveva annunciare la fase 2. Continua la lettura di “Facciamo che Conte era il medico e l’Italia un paziente grave” … bocciato!.

Covid 19: quello che ci aspetta … e non sarà facile

Fino a qualche mese fa, tutte le minacce sanitarie riguardavano paesi quasi sempre lontani, in genere poveri, con condizioni economiche e  sanitarie disastrate. Ora però il Covid 19 ha colpito, devastandole, anche le nostre società avanzate, con sistemi sanitari teoricamente in grado di far fronte ad una pandemia. Il Coronavirus, inoltre, si è dimostrato un agente patogeno “democratico”, capace di colpire tutti, paesi sviluppati e non, chi vive in un attico e chi vive negli slum, economie avanzate e quelle arretrate anche se i paesi più svantaggiati e poveri pagheranno sicuramente il prezzo più alto in termini umani ed economici. C’è peraltro da dire che queste realtà con problemi cronici di siccità, conflitti armati, epidemia come Ebola e colera  presentano una maggiore familiarità con eventi avversi: sono più “attrezzati” psicologicamente di noi. In questo panorama, dunque, nessuno può essere e sentirsi immune dalla minaccia. Tale percezione di fragilità e di instabilità, con la paura conseguente, non è che l’inizio, l’avvisaglia dell’onda lunga di un nuovo tsunami con cui ci dovremo confrontare psicologicamente nei prossimi mesi e forse anni, anche e soprattutto, quando il peggio, da un punto di vista strettamente sanitario, sarà alle spalle.

All’inizio, nella fase acuta, abbiamo assistito all’attivazione dei meccanismi di risposta allo stress che però sono temporanei e tendono, perdurando la situazioni di sofferenza, a esaurirsi. Prova ne sia quello che si è verificato nelle nostre città: canti dai balconi, ritorno del'”ottimismo bellico” (andrà tutto bene!), flash mob sui social, lezioni gratuite di Yoga, giardinaggio, Meditazione, etc. A questo ne è seguito, man mano che aumentavano i giorni di quarantena, il suo esaurirsi, una fase di silenzio, un ritrarsi all’interno del proprio confinamento, un sentire nuovamente il canto degli uccelli “trattenendo il respiro perché il virus non ci uccida”. Continua la lettura di Covid 19: quello che ci aspetta … e non sarà facile

I rischi di un tempo sospeso … cosa fare pensando a Rumi. (2)

Ora vorrei affrontare il tema “come convivere con le emozioni disturbanti”, cosa fare della paura, dell’ansia e forse della rabbia che ci invade in questi giorni. Come abbiamo detto, è essenziale riconoscere le emozioni anche se sono disturbanti. Può sembrare sbagliato “mettere le mani” nella paura che  ci attanaglia, nella percezione della nostra solitudine, nell’angoscia del futuro perché ci sembra che questa operazione ci renda ancor più fragili. Viceversa, proprio negare o impedire che emozioni e i pensieri ad esse collegati vengano alla coscienza, è quello che le rende più forti. Tanto più le cacciamo e più rientreranno dalla finestra. Accettare è essenzialmente far entrare ma come dice il saggio sufi “È inevitabile che che paura, rabbia, ansia, solitudine arrivino alla coscienza ma non c’è bisogno di invitarli a prendere un the”. Lasciamo entrare, lasciamo essere e nello stesso tempo lasciamo andare. Come dice un maestro di meditazione i pensieri e le emozioni sono tigri di carta che acquistano forza e potere proprio quando le combattiamo o le neghiamo. C’è una metafora che mi sembra calzante. Prendiamo un foglio di carta e scriviamoci qualcosa e poi lo appallottoliamo. Proviamo a vedere cosa c’è scritto: è impossibile. Per leggere quanto è stato scritto dobbiamo “spiegare” il foglio, in sostanza togliere le pieghe per poter leggere quanto vi è scritto. Vedere e riconoscere le emozioni e i pensieri che proviamo e arrivano alla nostra coscienza equivale a quella che in psicologia si chiama defusione. Defusione dai pensieri e dalle emozioni che non è negarli ma vederli per quello che sono, semplici prodotti dalla nostra mente. Defusione non è negare i pensieri ma impedire che essi controllino te. Osservare le emozioni è vedere dove riverberano nel corpo, a che pensieri sono legate, osservare quanto queste siano reali e quanto, viceversa, siano legate a valutazioni e inferenze irrealistiche: tutto questo corrisponde allo spiegare della metafora. Operazione, evidentemente impossibile se le combattiamo dicendoci” non mi piacciono, non le voglio”. Aprirsi ai pensieri ed emozioni disturbanti vuol dire accettare, da un certo punto di vista, la normalità. È normale  che ci sia in questi tempi la paura o la rabbia, è normale osservare dentro di noi l’ansia per il futuro e per i cambiamenti a cui certamente andremo incontro, tanto più se essi sono avvolti da una nuvola di incertezza. Allora, può essere utile portare l’attenzione, più che sul futuro, sui nostri valori e ai nostri obbiettivi. Parlare di valori può sembrare un’operazione … antiquata che sa di naftalina, ma è invece la verifica di quello che perseguiamo nel nostro vivere, e nel nostro essere umani. Non esistono valori giusti e valori sbagliati: ognuno ha quelli che ritiene importanti per sé. Facciamo allora una verifica di cosa possiamo fare, qui e ora, in relazione ai nostri valori.  Se tra i miei valori ci sono le relazioni amicali, allora non aspettiamo a fare quella telefonata che da tempo vogliamo fare, scrivere una mail di chiarimento, etc. Nello stesso tempo, possiamo verificarli per vedere non solo cosa fare, ma anche e soprattutto se sono ancora validi e se c’è qualcosa da cambiare. Questo esame di realtà ci impedirà di accollarci inutilmente il peso di quanto è al di fuori della nostra portata centrandoci su di noi e di quello che noi possiamo fare. Questo ci darà un senso di autorealizzazione proprio perché seguiamo quello che per noi è importante. Può essere utile, inoltre, depersonalizzare le nostre emozioni: dire “c’è paura o rabbia dentro di me” ha un impatto diverso da dire “ho paura o rabbia”. Non vuol dire giocare con le parole, ma prendere una differente prospettiva, un diverso angolo visuale che può cambiare la percezione dell’emozione stessa; permettendoci più facilmente lo spiegare. Oltre all’uso di parole diverse, un altro gancio può essere rappresentato dal ritorno al corpo, alle sue sensazioni, ai cambiamenti che percepiamo in esso. Agganciarci alle sensazioni corporee, ai suoni che percepiamo, al respiro: tutti mezzi che ci possono ancorare al presente in quanto per il corpo è impossibile viaggiare nel futuro. Non a caso, infatti, tutte le tradizioni spirituali in modo diverso, ma analogo, hanno proposto delle meditazioni proprio sul corpo. Acquisire una diversa prospettiva e restare nel presente ci permette di connetterci a quanto stiamo facendo nel qui e ora. Che si stia cucinando o mangiando, restiamo centrati su quest’azione facendolo con tutta l’intensità e profondità possibile; usiamo tutti i sensi (olfatto, gusto, udito, tatto, vista). In un  post  pubblicato su Huffington ho scritto come mangiare in modo mindful un piatto di spaghetti. Connettiamoci: qualunque cosa facciamo cerchiamo di far sì che  si svolga nel modo più pieno e profondo possibile. Un altro punto di aggancio è quello di pensare a quelle che sono le nostre reti di protezione i nostri “parafulmini”, dove cerchiamo supporto nei momenti di difficoltà. Per qualcuno saranno gli amici, per qualcun altro la religione, Dio o, più in generale, l’Assoluto; per altri le relazioni affettive e la famiglia, per altri ancora il rapporto con il proprio medico. Forse quelle elencate sono presenti tutte insieme in qualcuno. Coltiviamo le nostre reti di protezione che sono come la rete del trapezista: forse in questo momento non ne abbiamo bisogno ma è bello osservarle e sapere che qualcuno le ha montate e che in caso di bisogno, se cadiamo non ci sfracelleremo.

La parola forse più usata in questi giorni, gli anglofoni la definirebbe  trend topic, è crisi: crisi delle borse, economica, sociale, della rappresentanza politica etc. Crisi viene dal greco e vuol dire valutare, separare, discernere. Allora forse questa è una crisi in cui, dopo aver “masticato” le nostre emozioni e lasciandole sullo sfondo, possiamo rivedere le nostre scelte: solo in questo modo le sofferenze e le ansie acquisteranno senso. Un’altra parola è quella di catastrofe, ma questa parola, come crisi, non ha un senso obbligatoriamente negativo. Catastrofe, sempre dal greco, significa mettere sotto sopra come un budino che rovesciamo in un piatto. Rovesciandolo possiamo vederlo meglio.

La paura è senza motivo. Essa è (solo) immaginazione, e vi blocca come un paletto di legno può bloccare una porta. Bruciate quel paletto. (al Din Rumi, mistico sufi XIII° sec)

 

I rischi di un tempo sospeso … e le opportunità. (1)

Come avevo scritto in un precedente post, siamo in un tempo sospeso. Personalmente mi sento come un sasso lanciato verso l’alto immediatamente prima di cominciare a ricadere, in quell’attimo in cui la forza di gravità e la forza del lancio verso l’alto si equivalgono, annullandosi. Tempo sospeso, dunque, come un sasso in attesa di ricadere.

Nessuno è in grado, neppure con approssimazione, di predire quando si uscirà da questa situazione, quali altre emergenze, soprattutto economiche, dovremo affrontare, in che mondo ci troveremo a vivere, con quali tipi di relazioni affettive, amicali, lavorative, etc; quali valori e idee saranno spazzate via e su quali certezze ricostruiremo le nostre vite e il nostro futuro.  Anche le nostre società iperconnesse sono “sospese”, potranno virare verso un modello partecipato e, se vogliamo, comunitario in cui la persona si sente parte, soprattutto, responsabile, di una comunità. Oppure andare verso modelli più autoritari, più chiusi in cui badare solo alle proprie necessità, con “l’aiuto” di un uomo forte. La direzione che prenderemo, ne sono certo, dipenderanno dalle scelte di ognuno.

Il futuro dunque non è ancora nemmeno ipotizzabile e questo certamente accresce le nostre preoccupazioni e le nostre ansie. Anche se, a ben vedere, non è mai stato ipotizzabile e neppure controllabile anche in condizioni “normali”. Quelli della prevedibilità e del controllo sono una nostra illusione che ormai non alberga più in noi, cominciamo a prendere coscienza e consapevolezza della realtà nella sua instabilità e discontinuità. I tempi che viviamo hanno in parte dissolto questa illusione e questo contribuisce ad aumentare le nostre emozioni negative. Questo è lo scenario che ci troviamo a vivere, questa la realtà ineludibile e scomoda. Sì, scomoda, perché spesso viviamo con disagio questa presa di coscienza. Se da una parte questo esame di realtà aumenta il nostro grado di consapevolezza permettendoci di uscire da uno stadio quasi adolescenziale con i relativi sensi di onnipotenza, dall’altro ci consegna nudi e indifesi ad una realtà finalmente vista per come è.   Di fronte ad una nuova percezione della realtà e alle emozioni che questa suscita ci troviamo davanti ad una sfida, quella del confrontarci con le nostre emozioni.
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Freud, le barzellette e i film … autoprodotti.

Che le barzellette, o i motti di spirito come le chiamava Freud, esprimano, spesso mascherandole, realtà a volte inconfessabili è a volte vero.  Freud era convinto, infatti, che le barzellette avessero tutte un contenuto  più o meno evidente di tipo sessuale e che queste permettessero a chi le racconta e a chi le ascolta di accedere a contenuti inconfessabili nascosti livello inconscio. Ora sappiamo che Freud, figlio della cultura sessuofobica della Vienna di fine ottocento, era un po’ “fissato” con il sesso e le tematiche sessuali. Forse le barzellette non sono tutte a sfondo sessuale ma quello che è certo che esse ci raccontano, in modo divertente, alcune profonde realtà del nostro modo di essere e di vivere. Eccone un esempio: Continua la lettura di Freud, le barzellette e i film … autoprodotti.

LE STANZE DELLA CONSAPEVOLEZZA

Ho chiamato così gli incontri che partiranno dalla metà di Febbraio il martedì sera dalle 19:00 alle 21:00 a Roma nei pressi di P.za Cavour perché tante sono le stanze, gli aspetti che le pratiche di consapevolezza ci permettono di visitare: il distacco, la fiducia, i nostri traumi e gli abbandoni, il perdono ecc; aspetti importanti del nostro essere umani. Utilizzeremo, in modo laico, le pratiche di consapevolezza, dono delle tradizioni spirituali dell’Oriente e dell’Occidente. Meditazione sul respiro, sul corpo, sui suoni, sui pensieri e le emozioni che ci permetteranno di intraprendere quel viaggio di “scoperta e guarigione” come l’ha definito Kabat-Zinn, capace di dare un maggiore profondità alla nostra vita. Utilizzeremo anche nuove pratiche di consapevolezza come la Mindfulness Relazionale. Ciò ci permetterà di mantenere vivo il nostro impegno di continuare a praticare. Per chi, invece, non ha esperienza di meditazione, questi incontri permetteranno di avvicinarsi alle pratiche di consapevolezza in modo progressivo. Per ulteriori informazioni potete scrivermi segreteriamindfulnessit@gmail.com.

2020: qualcuno, qualcosa e il Tao Te Ching

2020

Qualcosa vedrà l’inizio, qualcosa vedrà la fine: Benvenuti !!

Qualcuno nascerà, qualcuno morirà: Benvenuti !!

Un grande amore nascerà, e un grande amore vedrà la fine: Benvenuti !!

Qualcuno si ammalerà, qualcuno guarirà: Benvenuti !!

Un’amicizia nascerà, un amicizia terminerà: Benvenuti !!

Una passione nascerà, una passione sfiorirà: Benvenuti !!

Una quercia secolare nascerà, una quercia secolare verrà abbattuta: Benvenute !!

Un’occasione verrà colta, un’occasione si perderà: Benvenute !!

Un dolore arriverà, un dolore svanirà: Benvenuti !!

Un libro verrà iniziato, un libro verrà terminato: Benvenuti !!

Una canzone comincerà, una canzone avrà fine: Benvenute !!

Un fiore aprirà la sua corolla al sole, un fiore chiuderà la sua corolla al sole: Benvenuti !!

… E in mezzo noi, su questo pianeta, così trascurato, lanciato a folle velocità nello spazio. Inseriti in un flusso continuo, in  un processo lento e senza fine di cambiamento. Cambiamento che possiamo determinare solo in parte.

Piccole molecole d’acqua di un ruscello trasparente che riflettere il sole e che diventerà una nuvola, che diventerà mare, che diventerà latte di una madre che allatta con amore, che diventerà ….

Diamo il benvenuto a quanto inizierà per noi in quest’anno e a quanto vedrà la sua fine per noi in quest’anno

“Niente è così bello da durare in eterno, niente è così brutto da durare in eterno”

Tao te Ching

 

 

 

 

 

 

 

 

El Camino de Santiago: Scott, il suonatore di blues extracomunitario le irlandesi e le scritte moooolto mindful.

Di ritorno dal Cammino di Santiago volevo condividere l’esperienza utilizzando, più che le impressioni personali, alcuni incontri avvenuti durante i 130 Km percorsi a piedi in 6 giorni dove ci si incontra continuamente perché le tappe sono più o meno le stesse ma nello stesso tempo ci si perde di vista perché ognuno ha la propria andatura e resistenza alla fatica.  Vorrei anche utilizzare le scritte trovate durante il percorso sui muri, i bidoni della spezzatura e sotto i ponti che intersecano il cammino. Queste sono un valore aggiunto e rappresentano, disseminate come sono lungo tutto il cammino, un continuo invito.  Continua la lettura di El Camino de Santiago: Scott, il suonatore di blues extracomunitario le irlandesi e le scritte moooolto mindful.